Nicolò Vignatavan - L'Atto "marittimo"
Età contemporanea,‘900, anni 70. Versi liberi.
4rto schema metrico: AAAA BBBB -»
Ecco gli anni settanta, tra dritti e rovesci
dello svedese
che l’ultima coppa alzerà a braccia
distese
l’anno in cui i suoi colori faran paura alle
difese,
per la prima volta sul petto del Pibe de Oro,
nel suo paese...
«Tu che di cloro e sciolina, di ossigeno e
Mercuryo,
dei record di Spitz e Stenmark, per lor
ricordo augurio,
or, in questi anni scrivi, affinchè non
diventi spurio,
in verso libero, com’io faccio, contro il
poetar serio,
non ti dimenticar della riviera tua, dei
gialli limoni, degli specchi d’acqua!
Io di Zena sono originario, là dove obliqua
la costa diventa e prosegue, al mar propinqua,
fino ai lidi ove la schiuma le lacrime del
Foscol ancor risciacqua.»
Così il poeta mi fermò, in questo modo
argomentando
e, vedendomi assorto, continuò, quasi cantando:
«La Liguria nostra, rammenta» e il tono aulico si fece da
blando,
«l’Italia e l’Europa andran fin al tuo secolo
via via ammirando,
per fama di santi e ancor più di
cantautori,
di sale, di mare, di rivi, di Cogo e i suoi
colori.
Ma il premio mio lor non avranno, sebben
creditori,
per l’union di musica a parole, per error
degli svedesi senatori.»
Finito di parlare si adombrò, tra pini
marittimi,
così come finì il settimo decennio, in pochi
attimi,
così irripetibili, così sublimi,
veloci come i morsi del cannibale, tra colli
altissimi.
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